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	<title>Irene Foresti, Autore presso Con-dire Magazine</title>
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	<description>Con-dire Food Magazine: racconti, materie prime, assaggi, luoghi, cibo, persone, eventi.</description>
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	<title>Irene Foresti, Autore presso Con-dire Magazine</title>
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		<title>L’acqua potabile prima del rubinetto: una storia curiosa tutta da scoprire</title>
		<link>https://www.condiremag.it/storia-acqua-potabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Foresti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 07:03:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
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<p>Durante il famoso banchetto tenuto da Trimalcione, narrato da Petronio (I sec.), <em>d’acqua nessuno ne offriva</em>. Già, perché <strong><em>l’acqua divide gli uomini, </em>[mentre]<em> il vino li unisce</em>, per dirla con Libero Bovio</strong>.</p>



<p>In quanto elemento naturale irriproducibile artificialmente, dell’acqua c’è poco da parlare in termini di origini, tant’è che in molte culture, per la sua rilevanza nello sviluppo e mantenimento di qualsiasi forma di vita, è entrata a far parte dei <strong>miti delle origini</strong>.</p>



<p>Presso alcune tribù sudamericane, per esempio, era viva la convinzione che gli antenati avessero tentato di donare il miele (per loro importantissimo) alle divinità per ottenerne in cambio proprio dell’acqua.</p>



<p>L’aspetto interessante, a differenza di altri elementi della nostra alimentazione, <strong>non è tanto cercarne traccia nelle fonti orali o nei ricettari</strong>, bensì capire <strong>come l’uomo si è ingegnato per trovarla</strong> (studiando le sorgenti da cui si abbeveravano gli animali), <strong>renderla disponibile e potabilizzarla</strong> (quando necessario).</p>



<p>La sua presenza è sempre stato il presupposto imprescindibile per <strong>fondare e mantenere dei nuclei umani e dare vita a paesi e città</strong>. Una su tutte: Roma.</p>



<p>Raramente pensiamo alla nostra capitale come città delle acque, ma sin dall’antichità era nota proprio per questo e per le qualità di ognuna di esse. Nel periodo ascrivibile al governo di Traiano (II sec.) si conoscevano le acque Marcia, Appia, Agnene, Tepula, Giulia, Virgo, Claudia e Alseatina, cui in seguito si aggiunsero l’<em>acqua delle api</em> (la cui sorgente venne scovata, nel 1637, nel giardino di una delle residenze della famiglia Barberini, caratterizzata da api nel proprio stemma) e l’acqua lancisiana (scoperta dal medico personale di Leone XIII nel XIX sec.).</p>



<p>Oggi, accanto alla figura del sommelier sta emergendo quella dell’<strong>assaggiatore di acque</strong>, che nella Roma antica avrebbe potuto sbizzarrirsi, soprattutto con quelle acidule e la più famosa fra di loro: l’<strong>acqua acetosa</strong>.</p>



<p>Già nota nel XVII sec. ed apprezzata a livello terapeutico (Papa Paolo V la utilizzava a tale scopo), sgorgava lungo il Tevere nella zona dell’attuale e noto Ponte Milvio (quello dei lucchetti). La sua fontana c’è ancora, ma non è più possibile attingevi poiché l’<strong>antica acqua acetosa non è più potabile dalla metà del secolo scorso</strong>.</p>



<p>Era un’acqua <strong>naturalmente frizzante</strong> che, in tempi ancora lontani dall’invenzione dell’idrolitina e dal periodo in cui i tedeschi cominciarono a vendere l’acqua di Selters (XVIII sec.), era molto gradita proprio per questa sua caratteristica.</p>



<p>Fino a tutto l’800, nel poderoso <strong>Tevere scorreva ancora acqua idonea al consumo umano</strong>, dunque non deve stupire la presenza di numerose sorgenti nei dintorni di Roma.</p>



<p>Tuttavia, poiché queste ultime non erano situate direttamente in città, con la crescita demografica emerse la <strong>necessità di portare fra le vie e le piazze una maggiore quantità di acqua</strong>, affinché la popolazione potesse attingervi; un servizio pubblico a tutti gli effetti.</p>



<p>La soluzione fu quella di <strong>progettare e costruire acquedotti</strong> (aerei ma soprattutto sotterranei). In entrambi i casi ed in assenza di metodi meccanici e dell’elettricità di cui disponiamo oggi, il loro principio di funzionamento era quello di incanalare l’acqua dalla sua sorgente in condutture poste in progressiva e leggera pendenza, fino a giungere alle tante fontane cittadine.</p>



<p>Di queste così dette <em>mostre d’acqua</em>, le più famose sono la <strong>fontana di Trevi</strong>, la Barcaccia di Piazza di Spagna e la fontana di Piazza Navona, ancora alimentate dall’acquedotto dell’acqua <em>virgo</em>, costruito da Agrippa e funzionante sin dal lontano 19 d.C.</p>



<p>La loro <strong>monumentalità e le loro decorazioni avevano proprio lo scopo di celebrare l’acqua </strong>che giungeva in città da luoghi remoti, un evento che a quei tempi meritava certo di essere notato e sottolineato.</p>



<p>Da qui l’acqua stessa poteva essere attinta e portata a casa con gli strumenti più disparati, con modalità simili un po’ in tutta Italia. In Calabria, per esempio, si usavano recipienti detti <em>quartara</em> (di grandi dimensioni) o <em>bumbula</em> o <em>gozza</em> (più piccoli), da portare rigorosamente sulla testa, per un migliore equilibrio e per prevenire sversamenti accidentali.</p>



<p>La maggior parte degli <strong>acquedotti attivi a Roma anticamente venne realizzata tra il 312 a.C. ed il 226 d.C.</strong> (per un totale di oltre 500km di percorso) e subì alterne vicende a causa delle <strong>scorrerie barbariche, le quali ne causarono parzialmente la rovina o il disuso e l’abbandono</strong>. A partire dal XV-XVI sec. vennero ripristinati o costruiti ex novo al fine di sopperire, ancora una volta, all’aumento demografico.</p>



<p>La così detta <strong>“acqua corrente” disponibile in casa</strong> era cosa rara e decisamente costosa, oltre che da autorizzarsi nientemeno che dall’imperatore stesso o da un suo magistrato.</p>



<p>Nelle <strong>domus romane era invalso l’uso di raccogliere l’acqua piovana</strong> nell’<em>impluvium</em>, situato in una stanza senza tetto né soffitto (l’<em>atrium</em>). In tal caso, a scopo precauzionale <strong>veniva comunque bollita per poi conservarla, dopo raffreddamento, in recipienti rivestiti di vimini </strong>(come gli odierni fiaschi, con funzione pari ad una impermeabilizzazione) o, in alcuni casi, allungata con vino (per un ulteriore intervento potabilizzante).</p>



<p>La realtà di Roma, o di altre città ad essa paragonabili, non era certo cosa comune altrove: dove non c’erano acquedotti o corsi d’acqua potabili, <strong>l’acqua doveva essere acquistata</strong>, non certo alle case dell’acqua come oggi, bensì dai numerosi venditori ambulanti.</p>



<p>A <strong>Napoli </strong>avremmo trovato il <strong>banditore della vulcanica e ferrosa acqua <em>zurfegna</em> o <em>suffregna</em></strong><em> </em>(attinta alla fonte di S. Lucia e servita tale e quale o diluita con spremute di agrumi), mentre a <strong>Milano l’<em>acquaroeu</em></strong>, noto anche come <em>quell de la consolina</em> (poiché spesso addizionava l’acqua stessa di miele e sciroppi vari per trasformarla in una sorta di bevanda “consolatoria”).</p>



<p>Per tornare a Roma, è importante sottolineare che anche qui circolavano venditori ambulanti di acqua. Si rivolgevano a coloro che, per vari motivi, non potevano recarsi alle fontane ed avevano una propria specializzazione: <strong>l’<em>acquacetosaro </em>vendeva acqua acetosa</strong> (soprattutto di mattina, poiché consumata a colazione), <strong>l’<em>acquarenaro</em> l’acqua del Tevere</strong> e <strong>l’<em>acquafrescaio</em> l’acqua fresca</strong> (conservata in ghiaccio e sale).</p>



<p>I clienti dovevano solo dotarsi di bicchieri o fiaschi o, in alternativa, potevano acquistare l’acqua in <em>cupelli</em>, piccoli recipienti che poi avrebbero potuto riutilizzare a casa.</p>



<p>L’attività di questi ambulanti ha avuto un certo rilievo in passato, al punto da portare alla fondazione della <strong>Confraternita dei Bacillari</strong>, rappresentata da un asino portatore di barili, immagine presente anche sulla pianeta del sacerdote incaricato delle celebrazioni corporative.</p>



<p><strong>L’acqua sgorgante dal rubinetto</strong> (il <em>vino del comune</em> di alcuni proverbi) è giunta in <strong>tempi molto recenti</strong>, dunque bisogna pensare che questi metodi di procacciamento e trattamento del bene idrico sono rimasti attivi anche in epoche successive a quelle che ho narrato.</p>



<p>È un cibo (un prodotto) a tutti gli effetti ed anch’essa ha una storia di tutto rispetto, spesso sottaciuta o sconosciuta o data per scontata, tutta da raccontare.</p>
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		<title>Dallo scalco, al cuoco: breve storia della brigata di cucina</title>
		<link>https://www.condiremag.it/soria-brigata-di-cucina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Foresti]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Sep 2025 11:54:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Della brigata, di cuochi e di chef si parla molto. Forse troppo. Ma come tutte le figure professionali nate in tempi antichi, anche questa ha subìto numerosi cambiamenti nel corso&#8230;</p>
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<p>Della brigata, di cuochi e di chef si parla molto. Forse troppo. </p>



<p>Ma come tutte le <strong>figure professionali nate in tempi antichi</strong>, anche questa ha subìto <strong>numerosi cambiamenti</strong> nel corso del tempo. Taluni più scontati altri più curiosi. <strong>Com’era quindi la brigata di cucina dei secoli scorsi?</strong> Capo cuoco, aiuto cuoco ecc.?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10044" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-2048x1366.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_3333.jpg 2500w" sizes="(max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p>Forse sì, se si pensa all’<em>archimagiru</em>s romano (coadiuvato dal <em>vicarius supra cocos</em>) ed al “team” <em>les menus plaisirs</em> (<em>i piccoli piaceri</em>) che seguiva Luigi XIV nei suoi spostamenti.</p>



<p>Ma anche no. La <strong>divisione dei ruoli era più specializzata</strong>, anche se a primeggiare era sempre il cuoco: lo <strong>scalco</strong>.</p>



<p>Colui che coordinava<em> l’insieme delle manifestazioni pubbliche del padrone</em> e che <em>non doveva curarsi di nulla se non del proprio compito</em> (XV-XVIII sec.). Colui che, per questo, doveva <em>avere i gusti del suo padrone </em>(Marziale, I sec.).</p>



<p>Un compito importante cui non poteva ambire nessuno che non si fosse trovato ad <em>ordinare e servire conviti regi</em> (Vittorio Lancellotti, XVII sec.).</p>



<p>Talmente importante da rendere il cuoco <em>più in pregio </em>[degli]<em> scultori in Atene</em> (XVIII sec.). Non è un caso se si dice che lo Scappi, cinquecentesco scalco papale, stesse<em> alla cucina come Michelangelo alle belle arti</em>.</p>



<p>Ecco perché l’<strong>estrazione sociale del cuoco stesso doveva consentirgli di conoscere le dinamiche della vita di corte</strong> e perché doveva avere precise caratteristiche, oltre ad un<strong> adeguato vestiario</strong> (una divisa da non sfoggiare mai fuori dalla cucina e con elementi identificativi scelti dal padrone).</p>



<p>Doveva essere <em>sano, pulito e senza rogna […]</em>, <em>trattabile e non […] collerico</em> e capace di <em>lavorare […] di pasta, di gelo, di minestrine</em>, di tenere <em>polita e scopata la cucina, curati i rami </em>[casseruole, NdA]<em>, li spiedi e i stagni</em>. La sua cucina doveva assomigliare alle <em>cucine di Venezia, che pareno botteghe de specchi tanto riducono i rami e stagni </em>(Fusoritto da Narni, XVI sec.).</p>



<p>Il cuoco, detto <em>Dedalo</em> da Trimalcione per le sue <em>abili doti di architetto gastronomo</em>, muta <em>la sostanza in accidente</em>, cambia <em>la natura in arte</em>. <strong>Per dirla con Aristotele: è <em>artigiano del piacere</em>.</strong></p>



<p>Nulla di più diverso da certe incisioni nord europee che lo rappresentano in cucine fumose, sporco, obeso e rubizzo.</p>



<p>La figura dello scalco però, prima di assurgere al prestigio, <strong>è partita dal basso</strong>. Assimilato a<strong> <em>lardaroli</em>, macellai e tavernieri</strong>, <strong>durante il medioevo sviluppa una propria identità</strong> quanto a competenze e professionalità. Nell’antica Grecia era detto <em>màgheiros</em> (macellaio) e la gastronomia <em>téchne magairiké</em> ed ancora in epoche successive le due figure coincidevano, come nel caso di Martino da Como (XV sec.).</p>



<p>Il <em><strong>màgheiros</strong></em>, apprezzato in Platone per le abilità sacrificali, aveva come <strong>attributi il coltello (<em>màchaira</em>) ed il grembiule</strong>, che lo rendevano facilmente riconoscibile in alcuni personaggi della commedia attica. In alcune epoche è stato anche assimilato alla figura del maggiordomo nota, nel sud Italia, come <em>monzù</em> e <em>monsù</em> (dal francese <em>monsieur)</em>.</p>



<p>In quanto professione necessaria e fondamentale, è normale che quella del cuoco abbia subito alterne vicende.</p>



<p>In età romana, coloro che non ne avevano uno “fisso” <strong>potevano noleggiarlo al foro</strong> (Plauto, II sec. a.C.), non molto diversamente da quanto accadeva in Grecia (cuochi delle <em>thiasi</em>), nella Venezia del ‘700 (<em>prestito dei cuochi</em>) ed ancora oggi!</p>



<p>Ed è stata l’amara sorte di chi i cuochi domestici se li poteva permettere a dare un impulso alla nascita della moderna ristorazione.</p>



<p>Durante la rivoluzione francese, <strong>decine di scalchi al servizio dei nobili restarono senza lavoro</strong>, dunque ripiegarono prestando <strong>servizio per le famiglie borghesi o aprendo locali propri (i primi ristoranti).</strong></p>



<p>In questa fase storica, il cuoco aveva ormai assunto la sua principale caratteristica: <strong>saper gestire la brigata</strong> (la camera <em>secreta</em> dei pontefici) e <em>sorvegliare attentamente i dipendenti </em>(Scappi).</p>



<p>Primo fra tutti il <strong>trinciante</strong>. Vero e proprio <strong>giocoliere-ballerino</strong>, tagliava le vivande “in aria” (tecnica di eredità iberica) rispetto al piatto, soprattutto quando dal <em>tagliere</em> (piatto condiviso fra più commensali) si passò al piatto singolo (XV-XVII sec.), ben prima della diffusione massiccia della forchetta. Il <strong>trinciante</strong>, specializzazione dello scalco (lo <em>scissor</em> romano), di <em>bell’aspetto, pulito, veloce, elegante, cerimonioso</em>, taciturno e dall’abbigliamento sobrio, <strong>doveva conoscere perfettamente le vivande</strong>, per riservarne le parti migliori al suo signore.</p>



<p>E quali erano le altre figure della brigata?</p>



<p>A seconda delle epoche e dei luoghi, per citarne alcune: i <em>panatieri </em>(<em>ufficiali delle farine</em>), i <em>secondini</em> (aiuto camerieri), i <em>domenichini</em> (servitori festivi), gli <em>scalchi dei forestieri</em>, i <em>servitori di coltello</em>, gli <em>argentieri</em>, i <em>legnari</em>, i <em>credenzieri</em>, i <em>dapiferi </em>(figure da conclave), i <em>castaldi</em> (magazzinieri), i <em>coppieri </em>ed i <em>camminieri</em> (addetti al camino).</p>



<p>In epoche precedenti, come nel periodo romano, in vece dello scalco avremmo trovato il <em>triclinarca</em>, che coordinava i <em>lectisternitores</em> (addetti ai triclini), i <em>ministratores</em> (scodellatori), i <em>pocillatores</em> (mescitori) e gli <em>scopari</em> (era “educazione” gettare gli avanzi e gli scarti per terra).</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10043" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-2048x1366.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi-C_024_2623.jpg 2500w" sizes="(max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10046" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-2048x1365.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/©matteozanardi_005_8856-scaled.jpg 2560w" sizes="(max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p>Attraverso i secoli sono cambiate le modalità di preparazione, servizio e consumo e, dietro le quinte, le figure di cucina (i così detti <em>mestieri di bocca</em>) hanno accompagnato queste alterne evoluzioni, evolvendosi a loro volta e arrivando sino ai giorni nostri, spinti da nuove esigenze, cambiamenti della società, evoluzione. Come sempre, un vero e proprio processo di acculturazione, che ha spinto la sopravvivenza di questa professione antica fino ai giorni nostri.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Foto di Matteo Zanardi</strong></p>



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