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	<title>Dietro le quinte Archivi - Con-dire Magazine</title>
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	<description>Con-dire Food Magazine: racconti, materie prime, assaggi, luoghi, cibo, persone, eventi.</description>
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	<title>Dietro le quinte Archivi - Con-dire Magazine</title>
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		<title>Ormai lo si trova ovunque: l&#8217;aglio orsino, caratteristiche e utilizzi</title>
		<link>https://www.condiremag.it/aglio-orsino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lara Abrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 07:31:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sarà per l’aroma particolare, che ricorda l’aglio, sarà perché cresce facilmente in molte zone della penisola italiana, sarà che è facile da riconoscere, raccogliere e lavorare, ma l’aglio orsino sta&#8230;</p>
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<p>Sarà per l’aroma particolare, che ricorda l’aglio, sarà perché cresce facilmente in molte zone della penisola italiana, sarà che è facile da riconoscere, raccogliere e lavorare, ma l’aglio orsino sta avendo un grande successo tra cuochi e appassionati.</p>



<p><strong>Cosa è e dove si raccoglie</strong></p>



<p>L’<strong>aglio orsino</strong> non è nient’altro che una spontanea che cresce bene in molti boschi di tutta Italia, soprattutto in concomitanza dei torrenti e dei corsi d’acqua, dove si creano zone vallive con acqua piovana stagnante. Le <strong>zone umide sono infatti quelle perfette per la crescita e lo sviluppo di questa erba spontanea</strong>. Passeggiando tra i boschi, quando si incontra l’erba, si viene subito avvolti dal suo piacevole profumo, un po’ come avviene con l’erba cipollina. Le foglie sono larghe e lanceolate, dalla consistenza carnosa e dal colore verde scuro lucente. Si riconoscono molto facilmente perché crescono fitte sul terreno senza lasciare spazio ad altre erbe e, quando si spezzano, rilasciano il piacevole sentore. Per il primo mese le foglie sono soggette a un rapido sviluppo, poi compaiono i bulbi che danno vita all’infiorescenza. I fiori dell&#8217;<strong>aglio orsino</strong> sono piccoli e bianchi e sono perfetti per decorare e guarnire i piatti. </p>



<p>Entrambe le parti possono essere utilizzate in cucina (così come il bulbo): oltre all’aroma, le parti fogliari presentano caratteristiche gustative molto simili all’aglio, senza però avere l’inconveniente dell&#8217;eventuale difficile digestione. </p>



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<p>L&#8217;<strong>aglio orsino</strong> è una delle prime specie aromatiche a comparire, infatti già dalla prima metà di marzo si possono osservare le prime foglie spuntare dal terreno e, pian piano, coprire il terreno circostante. La fioritura invece avviene più tardi, verso la prima metà di aprile. Ci sono anche diverse aziende agricole dedite alla coltivazione delle erbe spontanee che stanno iniziando a coltivarlo, al fine di trasformarlo in conserva e renderlo disponibile così tutto l’anno. </p>



<p>La sua raccolta è molto semplice, basta tagliare le foglie alla base e pulirle bene prima di lavorarle.</p>



<p><strong>I principali utilizzi in cucina</strong></p>



<p>Sono davvero molte le ricette che è possibile valorizzare attraverso il corretto utilizzo dell&#8217;<strong>aglio orsino</strong>, sia crudo che cotto. Le sue foglie, ma anche i suoi fiori, si possono <strong>utilizzare a crudo</strong> ad esempio per guarnire un’<strong>insalata primaverile</strong>, ma anche ad esempio per <strong>aromatizzare il burro</strong> da utilizzare in abbinamento a carni e pesci, specialmente dopo la cottura sulla griglia. Si prepara lavorando il burro con uno sbattitore elettrico e, successivamente, bisogna sminuzzarne la foglia incorporandola al composto. Quindi esso va trasferito su un foglio di carta da forno, dandogli la forma desiderata. Si conserva in frigorifero e lo si utilizza tagliandone un pezzettino alla volta, secondo necessità: è perfetto ad esempio in abbinamento a una bella bistecca di manzo cotta sulla brace, ma anche per una braciola di maiale oppure un branzino appena grigliato. E’ possibile anche insaporire una minestra di verdure, una zuppa oppure una vellutata. </p>



<p>L&#8217;<strong>aglio orsino</strong> è perfetto anche saltato in padella con fresche mazzancolle dei nostri mari. Le foglie di <strong>aglio orsino</strong>, precedentemente cotte, sono perfette per <strong>guarnire la frittata</strong>, ma anche una<strong> torta salata o delle polpette</strong>. </p>



<p>Possiamo provare a pensarlo anche come ingrediente in un risotto, in abbinamento a un <strong>formaggio erborinato</strong> o ben stagionato, ma anche a uno stracchino stagionato a dovere, dove gli aromi dati dalla proteolisi spinta ben si amalgamano ai suoi. Oltre all’abbinamento con il formaggio, è perfetto anche quello con insaccati e salumi grassi, come una buona salsiccia artigianale oppure la pancetta croccante. La foglia, essendo resistente, è ottima anche per essere utilizzata per la preparazione di <strong>gustosi involtini</strong>, utilizzando le foglie più grandi che, dopo essere state sbollentate pochi minuti in acqua, sono da disporre a coppie formando una croce. Ecco che sono pronte per essere farcite, poi ripiegate, legate e cotte a piacere. Infine, anche l’uovo vuole la sua parte: per un piatto rustico, una ricetta di gran gusto potrebbe essere la polenta abbrustolita, con un ovetto perfetto (cotto a bassa temperatura, lasciando il tuorlo liquido) e un poco di aglio orsino, in crema o tagliato a listarelle.</p>



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<p><strong>Il pesto di aglio orsino e la crema</strong></p>



<p>La pratica comune per l’utilizzo dell’erba spontanea in cucina prevede la sua <strong>riduzione in pesto, crema o emulsione</strong>. La procedura è molto semplice e può variare in basi ai gusti personali. Dopo aver raccolto le foglie fresche e averle mondate per bene, sono da pestare o tritare al frullatore con la frutta secca scelta. A differenza del basilico, le foglie di aglio orsino sono meno delicate e non anneriscono, anche se le temperature si alzano durante la lavorazione. E’ possibile utilizzare mandorle, ma anche pinoli, nocciole oppure noci. Prima di procedere alla lavorazione delle foglie, è bene tritare la frutta secca che grazie al rilascio degli oli renderà il processo migliore. Infine, è necessario aggiungere abbondante formaggio grattugiato, come del Grana Padano DOP oppure del pecorino, ancora più saporito e aromatico. Così andremo a smorzare la leggera pungenza della crema, rendendola davvero piacevole, soprattutto se abbinata a prodotti grassi, in grado di “arrotondare” e smorzare un po’ le caratteristiche gustative dell’erba spontanea.</p>
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		<item>
		<title>Un tour per l’Italia attraverso i piatti della Quaresima</title>
		<link>https://www.condiremag.it/piatti-della-quaresima/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lara Abrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Mar 2026 12:48:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono molti i piatti “di magro” che caratterizzano questo periodo, nell’attesa della Pasqua. Ogni parte d’Italia possiede tradizionalmente un suo piatto simbolo, eccone alcuni. Ai giorni nostri, l’astinenza dal cibo&#8230;</p>
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<p><em>Sono molti i piatti “di magro” che caratterizzano questo periodo, nell’attesa della Pasqua. Ogni parte d’Italia possiede tradizionalmente un suo piatto simbolo, eccone alcuni.</em></p>



<p>Ai giorni nostri, l’astinenza dal cibo e, soprattutto, dai cibi grassi e dalle carni non è più un atteggiamento diffuso nei giorni precedenti alla Pasqua. Ma sono molte le tradizioni e gli usi che nei secoli e decenni si sono radicate nella cultura gastronomica di tutta la penisola italiana. La modifica delle proprie abitudini alimentari ha fatto sì che nascessero autentiche bontà a base di verdura di stagione, di pasta dal condimento povero e di pesce povero, come alici, merluzzo, stoccafisso e aringhe. E’ uso in gran parte delle regioni italiane preparare baccalà e stoccafisso alle varie maniere: dal mantecato, fino a quello in insalata, passando per il baccalà in zimino tipico di Liguria e Toscana, da abbinare a bietole o spinaci, oppure quello in casseruola alla napoletana, con pomodoro, olive e pinoli. E ancora le polpette, quello fritto, con la mollica e con il riso in zuppa. Ma i <strong>piatti della Quaresima</strong> non si limitano a questi; nella tradizione regionale italiana infatti vi sono alcune preparazioni golose a base di alici, soprattutto nel Sud Italia, come la <strong>pasta con la colatura</strong> o il classico tortino di alici. E ancora, restando in zona, uno dei simboli della cucina partenopea è la <strong>frittata di Scammaro</strong>. Una frittata di pasta con ingredienti poveri che è uso in questo periodo, in particolare per il Venerdì santo. Si prepara a partire da spaghetti o vermicelli che, una volta cotti al dente, vanno scolati e conditi bene in una padella con olio extravergine, olive, capperi, acciughe dissalate (oppure alici sott’olio), aglio, pinoli, una spolverata di prezzemolo tritato e pangrattato. Una volta preparato il tutto, accendere il fornello e cuocere per 1 minuto a fiamma alta, poi abbassare e proseguire la cottura per almeno 10 minuti, quindi girare la frittata con l’aiuto di un coperchio inumidito e fare lo stesso. </p>



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<p>Dalla Liguria invece una ricetta antica, il <strong>cappon magro</strong>: un modo creativo per rispondere alla prescrizione dell’evitare la carne, ma senza rinunciare alla ricchezza gastronomica. E’ infatti preparato a partire da una base di gallette (o pane) imbevute di aceto, sulla quale si alternano strati di verdure bollite e strati di pesce a piacere. Gli strati diminuiscono di diametro man mano che aumentano fino a formare una cupola, ricoperta poi con una speciale salsa verde e guarnita con altre salse, crostacei o molluschi. Questo piatto è preparato anche per la vigilia di Natale. </p>



<p>Infine, il nostro tour arriva in Piemonte, con le lasagne gran magro, anch’esse tipiche sia del periodo della Quaresima che della vigilia di Natale. In linea generale è una lasagna preparata senza il sugo di carne, ma condita con una salsa a base di acciughe dissalate e sciacquate. Vanno rosolate con burro e aglio; al condimento aggiungere il porro tritato grossolanamente e procedere con una brasatura a fiamma bassa per almeno 40 minuti (aggiungere un poco d’acqua se necessario). Unire quindi la salsa di pomodoro e fare cuocere per almeno 20 minuti. A questo punto è giunto il momento di comporre e cuocere le lasagne.</p>



<p><strong>Aringa e polenta, coppia vincente</strong></p>



<p>La <em>renga con la polenta </em>è un’accoppiata molto diffusa nella zona del Veneto, soprattutto si usa consumare questo piatto estremamente povero e saporito il giorno successivo al Martedì grasso: il Mercoledì delle ceneri. Le aringhe affumicate è possibile trovarle in molti supermercati e negozi dediti alla commercializzazione del pesce conservato. Bastano pochissimi accorgimenti e il piatto è pronto: importante è sapere che la preparazione si inizia alcuni giorni prima del consumo. La polenta va preparata e fatta raffreddare in maniera tale da poter tagliare fette non troppo spesse da grigliare (anche il grill del forno di casa va benissimo). Mentre l’aringa, se presa intera vanno eliminate testa e coda, mentre se presa a filetti è pronta da arrostire per pochi minuti in padella o su una graticola e poi immersa in una marinata a base di olio extra vergine di oliva, aceto, acqua, aglio e prezzemolo per almeno un giorno intero. Basta appoggiare il pesce marinato sulla polenta e il piatto è pronto da servire come antipasto o seconda portata, con una spolverata di prezzemolo fresco tritato.</p>



<p><strong>Maritozzi e quaresimali: i dolci del periodo</strong></p>



<p>Anche il dolce vuole la sua parte, l’importante è che sia povero di grassi. Il maritozzo è un dolce della tradizione romana e, più in generale, laziale. E’ un panino dolce, ma non troppo, che viene consumato in vari momenti della giornata: dalla colazione alla merenda. Goloso e soffice, si usa comunemente consumarlo ripieno di panna montata fresca, tranne come è ovvio che sia nel periodo della Quaresima. Nella loro versione di magro è vietato aggiungere uovo e burro, ma sono permessi solo olio extra vergine di oliva, uvetta, pinoli e un poco di scorza di arancia. Si parte dalla preparazione della pasta di pane che, in alternativa, è possibile acquistare da un fornaio di fiducia. Aggiungere all’impasto poco zucchero, l’uvetta, i pinoli, l’olio extravergine di oliva e la scorza d’arancia candita, avendo cura di incorporare bene tutti gli ingredienti. Dividere quindi l’impasto in piccoli panini e disporli su una placca da forno (ricoperta di carta apposita) per il riposo prima della cottura. Quando il volume sarà raddoppiato, mettere i panini a cuocere in forno caldo a 200°C: saranno pronti in circa 20 minuti, in base alla tipologia di forno. Ecco che si possono quindi glassare con dello zucchero in superficie oppure consumare tal quali per una merenda genuina e leggera. Infine, anche i quaresimali meritano una menzione. Sono dolcetti molto simili ai cantucci preparati in molte zone d’Italia: dalla Toscana alla Campania fino alla Sicilia e alla Liguria. Ne esistono ovviamente migliaia di ricette, ma la costante è la presenza delle mandorle nell’impasto che è molto simile ai famosi cantucci toscani. La ricetta ligure è invece un poco diversa e prevede un impasto a partire da pasta di mandorle unita allo zucchero: il marzapane. I quaresimali liguri sono quindi piccoli dolcetti da pasticceria inventati proprio per non venire meno alle prescrizioni. Nelle ricette più antiche, viene escluso anche l’albume d’uovo per la loro preparazione, sebbene oggi venga invece comunemente utilizzato per legare meglio tra loro gli ingredienti. Piccoli e colorati, tanto golosi da poter essere mangiati in un sol boccone. Questo prodotto di pasticceria è inserito anche nell’elenco dei P.A.T. (Prodotti Agroalimentari Tradizionali) della regione Liguria.</p>
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		<title>Il risotto: come si prepara e quello giallo con ossobuco e gremolada</title>
		<link>https://www.condiremag.it/risotto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lara Abrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Jan 2026 07:45:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si fa presto a dire risotto, ma in realtà sono davvero tantissime le variabili esistenti sia negli ingredienti che nel modo di prepararlo. Ecco alcuni consigli per cucinarlo a casa&#8230;</p>
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<p>Si fa presto a dire risotto, ma in realtà sono davvero tantissime le variabili esistenti sia negli ingredienti che nel modo di prepararlo. Ecco alcuni consigli per cucinarlo a casa senza fare brutte figure.</p>



<p>Questo è un piatto davvero controverso perché piace praticamente a tutti, ma spesso sono molti quelli che non lo sanno preparare. Troppo cotto, troppo duro, troppo salato, poco saporito, all’apparenza bollito. Questi solo alcuni dei problemi che possiamo riscontrare in un risotto preparato male. Anche ordinare un risotto al ristorante non è spesso la scelta più azzeccata, soprattutto se dall’ordine passano pochi minuti di attesa: vuol dire che il risotto non è preparato in modo espresso e, sicuramente, è soggetto a una precottura per poi essere mantecato secondo la ricetta solo al momento dell’ordine. Questo vuol dire che avrà perso la maggior parte dell’amido rendendo necessario un’aggiunta importante di materia grassa (che sia burro o, purtroppo, panna): così facendo non solo in un certo senso si snatura la preparazione, ma il grasso presente nel piatto potrebbe rivelarsi tutt’altro che gradito al nostro organismo mettendo a dura prova la nostra digestione e il nostro benessere.</p>



<p>Esistono molti locali dove poter gustare un buon risotto, e se c’è da aspettare, sappiate che è per il vostro bene; l’obiettivo è infatti servire un piatto magistralmente eseguito, che fa bene al corpo e al cuore.</p>



<p><strong>Come si prepara: dalla scelta del riso alle operazioni di cottura</strong></p>



<p>Il consiglio è quello anche di metterci le mani, per questo motivo basta seguire pochi passaggi che con un poco di esperienza potrete servire un piatto eccezionale. La prima cosa da fare riguarda <strong>la scelta del riso</strong>. Esistono infatti molteplici tipologie in commercio. Il consiglio è quello di scegliere la varietà Carnaroli, ma anche Arborio; entrambe sono perfette e la vera differenza riguarda la tenuta di cottura. <strong>Per l’Arborio serve più precisione, mentre il Carnaroli tiene maggiormente la cottura e tollererà piccoli errori di valutazione</strong>. E poi, <strong>la forma e dimensione della padella</strong> in questo caso è davvero importante. Meglio una padella <strong>bassa e larga in rame o in alluminio pesante (dello spessore di 5 mm)</strong> per condurre il calore nel modo ottimale. Ecco che si arriva alla <strong>tostatura</strong>, che è sempre meglio farla <strong>a secco</strong>, ovvero senza condimenti, e per<strong> pochissimi secondi</strong>. Inoltre ricordiamo sempre che il soffritto non è obbligatorio, così come sfumare con il vino, anzi. Se la ricetta lo prevede si procede, altrimenti meglio evitare per non coprire gli eventuali condimenti secondari più delicati come pesce, molluschi o crostacei. <strong>Il brodo è da aggiungere man mano</strong>, senza esagerare con la quantità, e il risotto <strong>va mescolato di tanto in tanto e cotto a fiamma media</strong>.</p>



<p>In poche parole va coccolato, curato.</p>



<p>Se l’intenzione è quella di creare una base per poi aggiungere condimenti per esaltarla, <strong>è possibile anche cuocere il riso con semplice acqua bollente salata anziché utilizzare il brodo</strong>. Infine, arriva il passaggio più interessante: <strong>la mantecatura, per cui solitamente si utilizzano parti grasse come burro e formaggio</strong>. Spegniamo la fiamma, aggiungiamo i grassi e omogeneizziamo attuando un semplice movimento del polso con in mano il manico della padella. Se non siete esperti, basta fare alcune prove senza imporre troppa forza e, pian piano, vedrete che diventerete bravissimi!</p>



<p>Lasciamo quindi riposare pochi minuti e serviamo (in questa fase, qualora la ricetta lo preveda, è il momento giusto per aggiungere eventuali condimenti secondari, come l’ossobuco ad esempio).</p>



<p><strong>Il risotto giallo alla milanese: uno dei simboli della cucina italiana</strong></p>



<p>Come è ovvio che sia, esistono moltissime discussioni rispetto al modo di prepararlo. Essendo una ricetta tradizionale ognuno ne ha una versione propria, ovviamente sempre giusta. Ma<strong> il comune di Milano nel 2007 ha deciso di predisporre un disciplinare e tutelare questa preparazione con una Denominazione Comunale.</strong> La ricetta codificata prevede di utilizzare riso Carnaroli o Arborio, poi il midollo di manzo, cotto e tritato, formaggio grattugiato, burro, grasso d’arrosto, brodo, cipolle, zafferano (in busta o pistilli) e sale. Innanzitutto <strong>cuociamo il midollo in un padellino per una decina di minuti ed estraiamolo dall’osso</strong> con l’aiuto di un cucchiaino. Mettiamolo nella padella con un <strong>poco di burro, il grasso d’arrosto, la cipolla tritata e accendiamo la fiamma</strong>. Tostiamo a parte il riso e poi aggiungiamolo al condimento e, appena sobbolle, iniziamo ad aggiungere il brodo, mescolando di tanto in tanto. <strong>A 2/3 della cottura aggiungiamo lo zafferano in pistilli; se utilizzassimo quello in busta sarebbe bene aggiungerlo alla fine</strong>. Una volta pronto, mantechiamolo con il restante burro e il formaggio e, dopo un poco di riposo, è pronto da servire. Il vino non è previsto nella ricetta da disciplinare, ma se piace è bene aggiungerlo per regalare la classica e piacevole acidità. In alternativa si otterrà un piatto decisamente rotondo.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2026/01/DSC_2528-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10420" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2026/01/DSC_2528-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2026/01/DSC_2528-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2026/01/DSC_2528-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2026/01/DSC_2528-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2026/01/DSC_2528-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2026/01/DSC_2528-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2026/01/DSC_2528-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2026/01/DSC_2528.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p><strong>Il risotto alla milanese con ossobuco e gremolada</strong></p>



<p>Questa è una piacevole variante al risotto alla milanese, infatti <strong>alla ricetta classica viene aggiunto l’ossobuco cotto a lungo con la sua gremolada</strong>, regalando così al piatto una piacevole <strong>nota agrumata data dalla scorza di limone</strong>. Si utilizzano gli ossibuchi provenienti dal posteriore del vitello tagliati a fette non troppo sottili. Facciamole brasare in olio e burro, sfumiamo con vino bianco e aggiungiamo carota e sedano ben tritati. Aggiungiamo quindi acqua leggermente salata oppure il brodo e cuociamoli per circa 2 ore, con due cucchiai di pomodoro. <strong>Il tempo di cottura dipende dalla tipologia di carne e dai propri gusti</strong>. A questo punto tritiamo la scorza di limone con un ciuffo di prezzemolo fresco a cospargiamo il composto sopra le carni. Una volta pronto il risotto, appoggiamo l’ossobuco sopra, con la gustosa gremolada.</p>



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<p><strong>Il riso al salto, il riutilizzo degli avanzi</strong></p>



<p>Qualsiasi milanese DOC esagera sempre nelle porzioni del risotto. Il motivo non risiede in un errore, bensì nella <strong>precisa volontà di preparare il riso al salto</strong>: una gustosa frittata o polpetta di risotto, dall’interno saporito e dall’esterno croccante. Il procedimento è semplice: una volta pronto il risotto, disponiamolo su un piatto piano e lasciamolo raffreddare. Prendiamo una padella bassa e ungiamola con del burro. A questo punto mettiamoci il riso avanzato e schiacciamolo leggermente con un cucchiaio. Dopo alcuni minuti, rigiriamolo con l’aiuto di un coperto leggermente oleato e cuociamo anche dalla seconda parte e il nostro piatto è pronto. <strong>Possiamo condirlo a piacere, da provare con una sfiziosa fonduta di parmigiano: assoluto!</strong></p>
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		<title>Cosa è la viticoltura eroica e il ruolo del CERVIM</title>
		<link>https://www.condiremag.it/cosa-e-la-viticoltura-eroica-e-il-ruolo-del-cervim/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lara Abrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Dec 2025 11:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viticoltura eroica e vini eroici: sono vini prodotti coltivando le uve in particolari condizioni ambientali. Perchè oggi anche la viticoltura, come ogni ambito legato alla produzione agricola, è stata meccanizzata.&#8230;</p>
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<p><strong>Viticoltura eroica</strong> e vini eroici: sono vini prodotti coltivando le uve in particolari condizioni ambientali. </p>



<p>Perchè oggi anche la viticoltura, come ogni ambito legato alla produzione agricola, è stata meccanizzata. Questo ha potuto sottrarre grandi fatiche umane in appezzamenti di terreno e luoghi con caratteristiche che lo permettessero. Ecco che la meccanica viene in aiuto in tutte (o quasi) le attività agricole, soprattutto in quelle zone dove le coltivazioni si estendono per numerosi ettari, ma anche laddove la manodopera e i lavori faticosi è possibile delegarli all&#8217;utilizzo delle macchine. </p>



<p>Ma ci sono alcuni luoghi, ma anche piccoli terreni, dove questo non è possibile. Ad esempio, nelle zone di montagna, con pendii scoscesi e terrazzamenti stretti, come la maggior parte delle coltivazioni della Valtellina, ma anche della Val d&#8217;Aosta, poi in alcune aree del Trentino Alto-Adige, ma anche in alcune zone del Sud Italia, come alcune piccole isole. Proprio in questi territori, sono moltissime le aziende che praticano quella che è stata denominata <strong>viticoltura eroica</strong>. Un modello agricolo che, per caratteristiche ambientali del luogo in cui si pratica, non permette l&#8217;ausilio delle macchine, spesso nemmeno per il trasporto delle uve raccolte dal vigneto alla cantina, nel periodo di vendemmia. Zone impervie, difficili, dove spesso sono impiantati <strong>vigneti storici</strong>, ma anche l&#8217;eventuale nuovo impianto non potrebbe essere meccanizzato. </p>



<p>Ci sono caratteristiche che definiscono l&#8217;appartenenza a questa tipologia e sono riassumibili in tre aspetti che devono connotare il territorio: deve essere ubicato sopra i 500 mslm, con una pendenza superiore al 30%, vi deve essere la coltivazione su terrazze e gradoni; oppure, ne è compresa la viticoltura su piccole isole. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2704-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10401" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2704-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2704-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2704-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2704-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2704-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2704-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2704-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2704.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p>Tutto questo è sostenuto e promosso dal <strong>CERVIM</strong>, ovvero un organismo internazionale creato nel 1987 sotto gli auspici dell’ O.I.V., l’Office International de la Vigne et du Vin, oggi Organisation Internationale de la Vigne et du Vin. </p>



<p><em>Il Centro, regolato dalla legge della Regione Autonoma Valle d’Aosta n. 17 del 18 agosto 2004, ha sede in Valle d&#8217;Aosta ed opera da sempre promuovendo studi, ricerche e convegni ed assicurando la sua presenza in tutte le sedi istituzionali e di settore ove si affrontano problematiche legate alla viticoltura, facendosi il garante degli interessi della Viticoltura di Montagna e in forte pendenza</em> (da cervim.org). </p>



<p>La scelta di lavorare attuando una <strong>viticoltura eroica</strong>, oltre ad essere dettata da caratteristiche fisiche, è prima di tutto una scelta stilistica, a tratti filosofica: praticare l&#8217;eroismo è attività quotidiana, di chi mette testa, mani e infinita fatica. Dietro ad ogni sorso di vino c&#8217;è tutto questo. </p>



<p>C&#8217;è sudore, c&#8217;è forza, ci sono albe lente, ma anche tramonti stanchi. C&#8217;è voglia di custodire nel bicchiere tutto questo. Una viticoltura di nicchia, sostenibile, da valorizzare perchè valorizza in modo diretto il territorio in cui si inserisce, le persone che dietro lavorano e tutto il corredo delle loro scelte. </p>



<p>Vigneto storici e viticoltura eroica: vini artigianali, &#8220;fatti a mano&#8221;, vini che raccontano il proprio mondo ed ecosistema, un sorso dopo l&#8217;altro. </p>



<p>Cercateli e scopriteli!</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2679-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10400" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2679-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2679-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2679-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2679-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2679-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2679-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2679-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2679.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2739-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10402" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2739-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2739-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2739-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2739-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2739-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2739-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2739-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_2739.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p class="has-text-align-center"><strong><em>Foto scattate presso l&#8217;azieda vitivinicola Petraia Mussinelli di Adrara San Martino (Bg)</em></strong></p>



<p></p>
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		<item>
		<title>Il codice sensoriale del panettone: guida all’assaggio (e all’acquisto)</title>
		<link>https://www.condiremag.it/codice-sensoriale-del-panettone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Pompele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 09:44:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo abbiamo destagionalizzato, reinterpretarlo in mille varianti ed esportato in tutto il mondo. Il panettone rimane, assieme al pandoro, il grande lievitato delle festività natalizie e nonostante i rincari il&#8230;</p>
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<p>Lo abbiamo destagionalizzato, reinterpretarlo in mille varianti ed esportato in tutto il mondo. Il panettone rimane, assieme al pandoro, il grande lievitato delle festività natalizie e nonostante i rincari il comparto continua a impastare numeri importanti. Secondo <strong>l’Osservatorio Sigep</strong> ad ottobre 2025 si è registrato un +28% sui lievitati rispetto all’anno precedente e anche i trend sull’export sono positivi: +28% a Parigi, +40% a New York e +80% a Hong Kong.</p>



<p>Il panettone piace davvero a tutti e ormai tutti lo producono, dal pizzaiolo di quartiere allo chef stellato. Acquistato nel forno sotto casa o nella pasticceria boutique è questo il momento per scegliere cosa metteremo sulle tavole nei giorni di festa. Ma come dovrebbe esprimersi un panettone di buona fattura? Come orientarsi nel mare magnum di realtà che popolano lo Stivale?</p>



<p><strong>Leggiamo l’etichetta</strong></p>



<p>Non ci dirà tutto ma ci aiuterà a fare una prima scrematura. Abbiamo abusato così tanto del termine “artigianale” da averlo svuotato di significato e se la semantica da sola non è sinonimo di buona fattura, l’etichetta può darci qualche informazione utile, a partire dalla data di scadenza. Preferiamo prodotti con una shelf life che <strong>non superi i 30/40 giorni</strong> e magari leggiamo anche la lista ingredienti.</p>



<p>Un panettone di buona fattura non dovrebbe contenere emulsionanti, mono e digliceridi, aromi di sintesi e conservanti. Nel panettone Milano, il lievitato della tradizione, la lista ingredienti dovrebbe essere lo specchio di quanto previsto dal disciplinare di produzione: acqua, farina, lievito madre, uova, burro, zucchero, canditi, uvetta (miele, vaniglia, sale, latte, burro di cacao e malto facoltativi), ed eventualmente gli ingredienti per la glassa, se presente.</p>



<p><strong>Di bell’aspetto: come si presenta un buon panettone</strong></p>



<p>Siamo del partito che bada più alla sostanza che alla forma, ma in un grande lievitato alcune caratteristiche visive sono un indicatore di buona fattura, quindi un elemento imprescindibile per capire se abbiamo fatto un buon acquisto. Innanzitutto il colore, la crosta dovrebbe brunita (tonaca di frate, nocciola tostata per intenderci), il panettone dovrebbe aderire bene e sporgere dal pirottino. Il prodotto non dovrebbe presentare zone tendenti al giallo, in quel caso è probabile che in quelle parti la pasta non sia ben cotta. La glassa, quando presente, non dovrebbe essere sciolta, la superficie dovrebbe invece presentarsi asciutta e non appiccicosa.</p>



<p>Una volta tagliato possiamo apprezzare l&#8217;alveolatura, che dovrebbe essere il più possibile uniforme e ben sviluppata. Collassi e macro-alveoli sono un difettuccio. Le sospensioni, ovvero canditi e uvetta, dovrebbero essere ben distribuite all’interno del lievitato.</p>



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<p><strong>Si annusa: il profilo aromatico</strong></p>



<p>Il panettone è lo specchio degli ingredienti, del contributo del lievito e delle note di tostatura. Sentori di burro, uova, e vaniglia quando utilizzata caratterizzano il naso del panettone, intensi anche i sentori tostati che non dovrebbero virare però sul bruciato. Presenti anche le note agrumate, vuoi per il contributo della pasta di agrumi aggiunta spesso all’impasto, vuoi per l’aromaticità dei canditi di buona fattura utilizzati in un prodotto artigianale degno di questo nome.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/05112025-DSC_0268-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10393" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/05112025-DSC_0268-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/05112025-DSC_0268-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/05112025-DSC_0268-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/05112025-DSC_0268-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/05112025-DSC_0268-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/05112025-DSC_0268-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/05112025-DSC_0268-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/05112025-DSC_0268.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p><strong>Il morso: non troppo dolce e filante</strong></p>



<p>Chiude il cerchio ovviamente l’assaggio. Non troppo dolce, magari con un punto di sale e il contributo fresco (leggasi acidulo) dei canditi. È questo il trittico gustativo che dovrebbe caratterizzare un buon panettone. Il morso dovrebbe conservare una certa umidità, darci la soddisfazione di masticare quel tanto che basta per sentire il burro sciogliersi in bocca prima di svanire come una nuvola elastica sotto i denti. Canditi e uvetta dovrebbero restituirci un godibile gioco di consistenze in bocca, giustamente umidi (non rinsecchiti) e carnosi. Se l’esperienza è stata così godibile di solito è difficile fermarsi alla prima fetta, a ben vedere anche questa è una prova del nove.</p>



<p></p>



<p class="has-text-align-center"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.condiremag.it/codice-sensoriale-del-panettone/">Il codice sensoriale del panettone: guida all’assaggio (e all’acquisto)</a> proviene da <a href="https://www.condiremag.it">Con-dire Magazine</a>.</p>
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		<title>Brunch: il pasto anticonvenzionale e anche un po&#8217; eccentrico</title>
		<link>https://www.condiremag.it/brunch-il-pasto-anticonvenzionale-e-anche-un-po-eccentrico/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lara Abrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Dec 2025 08:36:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per citare il filosofo Bauman, nel tempo in cui la &#8220;società liquida&#8221; si rivela in tutto il suo splendore, anche le abitudini e i pasti subiscono una grande rivoluzione. Le&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.condiremag.it/brunch-il-pasto-anticonvenzionale-e-anche-un-po-eccentrico/">Brunch: il pasto anticonvenzionale e anche un po&#8217; eccentrico</a> proviene da <a href="https://www.condiremag.it">Con-dire Magazine</a>.</p>
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<p>Per citare il filosofo Bauman, nel tempo in cui la &#8220;società liquida&#8221; si rivela in tutto il suo splendore, anche le abitudini e i pasti subiscono una grande rivoluzione. Le codifiche vengono sempre meno, andando nella direzione in cui <strong>nulla deve essere più troppo codificato e organizzato</strong>. Ecco che gli aperitivi si fanno anche un po&#8217; cene e le colazioni si fanno un po&#8217; pranzi. Questo è il contesto in cui si è diffuso anche in Italia il <strong>BRUNCH</strong>, il cui nome deriva dall&#8217;unione di due parole inglesi: breakfast e lunch, ovvero colazione e pranzo. </p>



<p>Un pasto che esprime l&#8217;anticonvenzionalità rispetto al classico e permette all&#8217;attuale ispirazione eccentrica, che contraddistingue molte delle nostre scelte, di esprimersi in modo conforme alle tendenze. Un ossimoro che nella realtà delle cose ha generato un vero e proprio movimento: <em>&#8220;quelli del brunch&#8221; </em>si danno appuntamento nelle mattinate libere e lente per condividere un pasto ricco, ma possibilmente healthy, che prevede diverse preparazioni che lo contraddistinguono per bene. </p>



<p>Una tendenza, questa, che in Italia si è diffusa nei primi anni 2000, con un innamoramento e un successivo divorzio. Solo negli <strong>ultimi anni in Italia sta riscuotendo notevole interesse</strong>, con la nascita anche di locali e catene della ristorazione dedicati, ma che in Europa e soprattutto oltreoceano (luogo da cui proviene) è uso radicato e molto diffuso. </p>



<p><strong>Ma cosa deve prevedere un brunch fatto come si deve? </strong></p>



<p><strong>Le bevande.</strong> Ecco che tutte le <strong>proposte di caffetteria </strong>sono perfette per il brunch, dal caffè espresso fino al cappuccino o il latte macchiato, ma anche il caffè filtro, sempre più diffuso anche in Italia. Poi, le <strong>bevande healthy</strong>, come spremute preparate al momento, centrifugati di frutta e verdura o cocktail analcolici. I succhi sì, ma quelli con pochi zuccheri, naturali e con etichetta pulita. </p>



<p><strong>Il cibo.</strong> Si spazia da preparazioni dolci fino a quelle salate. Dimenticate i croissant, qui si va su pasti ricchi, ma allo stesso tempo il più bilanciati possibile in fatto di elementi nutrizionali. La <strong>parte proteica</strong>, data da salmone affumicato, yogurt, uova, salsa olandese o prosciutto cotto, ma anche il bacon, poi la parte del <strong>carboidrato</strong>, con le granole home made, i pancakes, ma anche le fette di pan bauletto, infine non mancano i <strong>superfoods</strong> come i piccoli frutti, la frutta fresca o l&#8217;avocado nelle preparazioni salate, fresco o in salsa. Niente zucchero, ma miele o sciroppo d&#8217;acero. E poi le torte, ovviamente in stile anglosassone.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1122-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10366" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1122-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1122-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1122-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1122-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1122-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1122-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1122-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1122.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p>Insomma, anche il brunch ha delle regole e alcuni piatti non devono mancare. Ecco quali. </p>



<p>L&#8217;<strong>avocado toast</strong>, in cui l&#8217;elemento principale è, appunto, questo frutto dalle proprietà nutrizionali eccellenti: antiossidante, antinfiammatorio, potenzialmente utile per il nostro sistema cardiovascolare. Viene in genere servito con delle fette di pane abbrustolito o ripassato in padella, uova in camicia, salmone affumicato o bacon. Si può finire il tutto con della <strong>salsa olandese</strong>: elemento ricorrente anche in altri piatti, come le <strong>eggs Benedict</strong>, molto simile al piatto precedente, ma senza l&#8217;avocado. Poi uova strapazzate, ma anche omelette, bagel farciti con formaggio spalmabile e salmone, ma anche il famoso <strong>club sandwich</strong>: il panino statunitense a base di pane tostato, pollo o tacchino, bacon, lattuga, pomodoro e maionese, composto da più strati. Meritano un posto d&#8217;eccezione anche <strong>waffles</strong> e <strong>pancakes</strong>, con farcitura dolce, ma anche salata, la <strong>frutta fresca</strong>, lo <strong>yogurt</strong> e l&#8217;immancabile <strong>granola</strong>: un mix di fiocchi di avena, miele e frutta secca. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1199-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10370" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1199-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1199-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1199-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1199-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1199-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1199-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1199-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1199.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1068-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10368" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1068-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1068-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1068-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1068-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1068-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1068-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1068-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1068.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1147-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10364" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1147-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1147-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1147-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1147-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1147-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1147-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1147-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1147.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1229-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10367" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1229-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1229-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1229-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1229-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1229-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1229-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1229-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1229.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p>Tutto questo viene ovviamente interpretato con fantasia, abbinando gli elementi tra loro: materie prime e prodotti che, in genere, sono sempre gli stessi, ma proposti e interpretati con fantasia. </p>



<p>E così, tra chiacchiere in relax, cibi semplici e sorrisi, il pranz&#8230;OPS, il brunch della domenica è servito! </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1206-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10369" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1206-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1206-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1206-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1206-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1206-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1206-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1206-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/12/DSC_1206.jpg 1800w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p>Abitudine o tendenza del momento? La prima volta (nei primi anni 2000) non è andata, ma questa volta sembra diventare <strong>consuetudine radicata</strong>, soprattutto tra le generazioni più giovani: in Italia, in Europa&#8230; nel mondo! </p>



<p>Uno dei momenti più fotografati e condivisi sui social media: <strong>perchè il brunch non è solo un pasto, ma comunica un vero e proprio stile</strong> a soddisfare anche quel bisogno di trasgredire le regole, di eccentricità che, come ogni moda, diventa poi conformità. </p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Foto scattate per O.M.B.R.A. a Bergamo in via Broseta</strong></p>
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		<title>La carta d’identità sensoriale dell’espresso</title>
		<link>https://www.condiremag.it/assaggiare-caffe-espresso/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefania Pompele]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Oct 2025 07:54:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È una storia d’amore importante quella che lega gli italiani al caffè, a dircelo sono i numeri. Secondo il Comitato Italiano Caffè siamo il terzo Paese al mondo per importazione&#8230;</p>
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<p>È una storia d’amore importante quella che lega gli italiani al caffè, a dircelo sono i numeri. Secondo il Comitato Italiano Caffè siamo il terzo Paese al mondo per importazione di caffè verde dopo USA e Germania, il primo produttore di caffè tostato in Europa, e il terzo per consumi. Un giro d’affari da 5,7 miliardi di Euro, di cui circa 2,6 legati all’export e 3,1 al mercato interno. In questo scenario fatto di moke e macchine per estrazioni domestiche, il 30% è rappresentato dal consumo fuori casa, luogo di elezione dell’espresso. Sono circa 6 miliardi le tazzine che ogni anno vengono servite nei locali pubblici, un rito che non sembra scalfirsi nonostante le criticità sui rincari che caratterizzano questo periodo storico.</p>



<p>Abitudine quotidiana, momento corroborante e occasione di socializzazione, all’espresso si attribuiscono molteplici valenze. Quella tazzina fumante racconta molto del bere italiano in fatto di caffè, a partire proprio dal metodo estrattivo. Quando ordiniamo un espresso parliamo infatti di una bevanda preparata con una tecnologia nata proprio nel nostro Paese, che utilizza la percolazione forzata (circa 9 bar di pressione) per estrarre il nostro nettare degli dei. Di tutti i metodi estrattivi l’espresso è senza dubbio il più complesso, quello che richiede conoscenze specifiche sulla gestione di tutto il processo, non da ultimo sulla materia prima. Ma nonostante la popolarità della bevanda viviamo il paradosso, anche questo tutto italiano, in fatto di conoscenza sul prodotto. Come dovrebbe essere un buon espresso? Quali sono i principali difetti in tazza?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="684" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-1160x684.jpg" alt="" class="wp-image-10216" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-1160x684.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-800x472.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-1536x906.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-2048x1208.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-120x71.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-90x53.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-320x189.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-560x330.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-1920x1133.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02589-scaled.jpg 2560w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p><strong>Guida all’assaggio: osserviamo tutto, non solo il caffè</strong></p>



<p>Sembrerà scontato ricordarlo ma il primo indicatore di qualità e buona fattura di un espresso sono le attrezzature a banco: la macchina è pulita? L’operatore ha cura di pulire il gruppo tra un espresso e l’altro? Come si presenta il caffè nella campana del macinadosatore? Che colore ha? Una rapita occhiata basta a fornici indicazioni utili per capire se quello che avremo in tazza sarà godibile o è meglio cambiare bar. Attrezzature sporche, estrazioni mal eseguite e chicchi molto scuridevono allertarci in tal senso.</p>



<p>Un buon espresso dovrebbe presentarsi con una crema dall’aspetto setoso, compatto, aderire bene alla tazza e non essere troppo evanescenze. Il caffè non dovrebbe risultare troppo scuro, tendente al nero appunto, potrebbe significare che stiamo assaggiando un prodotto che ha subito una tostatura violenta, non certo una pratica foriera di un risultato ottimale.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="687" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-1160x687.jpg" alt="" class="wp-image-10214" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-1160x687.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-800x474.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-1536x909.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-2048x1212.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-120x71.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-90x53.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-320x189.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-560x332.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-1920x1137.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/DSC02602-scaled.jpg 2560w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p><strong>Il sentore di bruciato non è un pregio</strong></p>



<p>Annusare e descrivere il percepito è una faccenda tutt’altro che semplice, ma sebbene sia complesso dare un nome agli odori l’intelligenza sensoriale ci fa riconoscere ciò che è “buono e/o tipico” da ciò che non lo è. Con il caffè questa regoletta viene in parte aggirata per questioni culturali. <strong>Abbiamo una strettissima relazione con la bevanda ma siamo stati indottrinati con prodotti tendenzialmente scadenti e su quelli abbiamo costruito i nostri riferimenti sensoriali</strong>, non solo tollerando ma considerando addirittura tipici alcuni aspetti che invece sottintendono scara qualità. Fulgido esempio il sentore di bruciato che ci capita di sentire in alcune tazzine, che invece andrebbe incasellato alla voce difetto. Fumo, mozzicone di sigaretta, sono tutte cose che non dovremmo sentire in un buon espresso. Bandite anche le note di muffa, cantina, terra umida o legno marcio. Può capitare di percepire anche sentori da ossidazione, in particolare degli olii presenti talvolta sulla superficie del chicco che possono irrancidire in presenza di ossigeno. Un buon espresso si caratterizza solitamente per un ventaglio aromatico dominato da sentori tostati: nocciola, cacao, cioccolato, crosta di pane solo per citare i più comuni.</p>



<p><strong>Un buon caffè non è mai molto amaro</strong></p>



<p>Perché il caffè è amaro? La tostatura gioca sicuramente un ruolo importante, caffè molto tostati (bruciati) si palesano anche per l’amaro inteso, ma anche l’estrazione può accentuare questa caratteristica in tazza. Dobbiamo poi considerare la presenza di caffeina, sostanza amara prodotta dalla pianta per difendersi dai parassiti. Delle due specie che rivestono interesse commerciale, Arabica e Robusta, la seconda ne contiene in maggiore quantità, quindi se nella nostra miscela sono presenti percentuali generose di Robusta può essere che un po&#8217; di quell’amaro derivi appunto dalla materia prima. Ma al netto della nostra soggettiva confidenza con le sostanze amare, <strong>non dovremmo sentire l’irrefrenabile desiderio di zuccherare il caffè</strong> (non dovremmo nemmeno aggiungerlo lo zucchero), <strong>né di bere acqua dopo</strong>. In un buon espresso l’amaro dovrebbe palesarsi con un accenno, caffè molto amari non sono da considerarsi identitari di nessun “saper fare italiano”, semmai ci parlano di una materia prima non eccelsa, tostata ed estratta male. Potremmo invece apprezzare la naturale dolcezza di alcune Arabica.</p>



<p>Tra le caratteristiche godibili in tazza va menzionata anche l’acidità. <strong>La freschezza talvolta sostenuta che possiamo percepire in alcuni caffè non è un difetto, anzi</strong>. La percezione acidula è legata sia alla provenienza della materia prima sia al metodo di lavorazione del caffè, ed è considerata un tratto godibile. Lo stile italiano dell’espresso ci ha educati ad apprezzare acidità solitamente basse, non amiamo moltissimo questo tratto sensoriale, paradossalmente siamo più abituati alle amarezze estreme di alcuni pessimi caffè. Un buon espresso potrebbe insomma palesarsi per avere più freschezza che amarezza, e per quanto possa sembrarci strano è esattamente così che dovrebbe essere. <strong>L’astringenza è invece da considerarsi un difetto</strong>, un buon espresso non dovrebbe lasciarci sensazioni di ruvidità e secchezza dopo averlo deglutito. Il sorso dovrebbe essere abbastanza sciropposo, l’amaro se presente dovrebbe essere contenuto, l’acidità percepibile ma moderata dovrebbe accompagnare il sorso lasciandoci la bocca pulita dopo la deglutizione e un ricordo godibile di sentori tostati e fruttati, è questa in sintesi la carta d’identità sensoriale di un buon espresso.</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Foto: Le Piantagioni del caffè</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.condiremag.it/assaggiare-caffe-espresso/">La carta d’identità sensoriale dell’espresso</a> proviene da <a href="https://www.condiremag.it">Con-dire Magazine</a>.</p>
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		<title>Le arepas, dal Venezuela i piccoli panini farciti</title>
		<link>https://www.condiremag.it/le-arepas-dal-venezuela-i-piccoli-panini-farciti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giulia Ubaldi]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Oct 2025 09:15:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Maria e Juan Carlos. Originari di Valencia in Venezuela, lei è grafica e pasticcera, lui panificatore, entrambi musicisti e cuochi, soprattutto di arepas. Sono loro che a Milano, al Laboratorio&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Maria e Juan Carlos.</p>



<p>Originari di Valencia in Venezuela, lei è grafica e pasticcera, lui panificatore, entrambi musicisti e cuochi, soprattutto di <strong>arepas</strong>. Sono loro che a Milano, al <strong>Laboratorio di Antropologia del Cibo</strong>, stanno cercando di far conoscere la cucina venezuelana, ma soprattutto anche la cultura e la situazione politica, ancora drammatica. Entrambi, infatti, hanno dovuto <strong>abbandonare il loro paese e chiudere il loro locale</strong>: il panificio e pasticceria <em>Panes y Chocolates</em>. </p>



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<p>Vivono in Italia da dieci anni, ma non hanno ancora ottenuto né la residenza, né il permesso di soggiorno e ancor più grave, nemmeno l’asilo politico che spetterebbe loro di diritto. <strong>Hanno un permesso speciale, ma che di speciale non ha niente</strong>. Ma lo speciale lo producono loro, con una <strong>creatività rara in cucina</strong>. Proprio per la loro bravura, lentamente si stanno facendo conoscere, continuando il loro progetto gastronomico su Instagram con<em> @gurrufiobakery</em>, dove raccontano piatti e ricette tradizionali dal Venezuela con il quale, giustamente, continuano ad avere sempre un rapporto controverso. Ma poi basta un’arepa che cuoce in padella, per generare una riconciliazione con un paese così pieno di contraddizioni.</p>



<p><strong>Che cosa sono le arepas?</strong></p>



<figure class="wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" data-id="10180" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10180" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-2048x1365.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/arepas_silviacappuzzello_7943-scaled.jpg 2560w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="750" height="648" data-id="10179" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/a2251b37-9c05-4bd4-8d2c-de2cc97cc09e.jpg" alt="" class="wp-image-10179" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/a2251b37-9c05-4bd4-8d2c-de2cc97cc09e.jpg 750w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/a2251b37-9c05-4bd4-8d2c-de2cc97cc09e-120x104.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/a2251b37-9c05-4bd4-8d2c-de2cc97cc09e-90x78.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/a2251b37-9c05-4bd4-8d2c-de2cc97cc09e-320x276.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/a2251b37-9c05-4bd4-8d2c-de2cc97cc09e-560x484.jpg 560w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" data-id="10175" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10175" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-2048x1365.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/CAR9830-scaled.jpg 2560w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



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<p>Le <strong>arepas sono dei piccoli panini tondi</strong> che si preparano impastando la farina di mais giallo o bianco (quindi sono gluten free) con acqua e sale, <strong>cotti poi al forno</strong> o in padella e <strong>farciti con vari ingredienti</strong>. In Venezuela si mangiano ovunque, sempre e di continuo. “<em>Sono il cibo più importante, economico e popolare che ci sia, tant’è che lo mangiano sia le persone più benestanti che quelle meno, proprio perché si tratta di un alimento con cui tutti i venezuelani si identificano tantissimo</em>”, ci dice Juan.</p>



<p>In realtà le arepas sono presenti anche altrove, come ad esempio in Colombia o a Panama, così come un po’ in tutto il centro e sud America esistono preparazioni simili sempre a base di farina di mais. Ma l’arepa venezuelana si distingue per avere una <strong>forma più spessa</strong> e per la <strong>modalità di chiusura a panino</strong>. Per preparare l’impasto dell’arepa, oggi si usa la farina di mais precotta, di solito della marca PAN. “<em>Ma in passato non c’era quella precotta, ci voleva almeno un giorno per fare le arepas”</em>, ci racconta Maria. </p>



<p>Inoltre, ad aver rivoluzionato questa preparazione, è stato anche il <strong>Tosty Arepa</strong>, un un apparecchio dove si versa direttamente l’impasto e dopo esattamente 7 minuti è pronto. Quindi, oggi <strong>le arepas si trovano sia nelle case che nelle arepere</strong>, dei locali molto comuni dove ci sono una varietà infinita di gusti: “<em>ce ne sono veramente migliaia di arepas!</em>” Maria, ad esempio, le prepara anche colorate, aggiungendo all’impasto di base carote, barbabietola, spinaci, zucchine o cavolo rosso a seconda della stagione. Quindi, ecco a voi una decina di ripieni possibili per le arepas, alcuni più classici e tradizionali, altri invece frutto delle idee di Maria e Juan.</p>



<p><strong>Dieci idee per la farcitura</strong> <strong>delle arepas</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><em>Reina Pepiada</em> </li>
</ol>



<p>È l’arepa più famosa che ci sia. Il suo nome è legato ad un evento ben preciso: quando nel 1955 la venezuelana Susana Dujim vinse Miss Mondo e in suo onore, nell’arepera Los Hermanos Alvarez di Caracas, le fecero una sorta di altare con le sue foto, fino al giorno in cui, increduli, i proprietari non videro entrare proprio lei in persona nel loro locale. Così, decisero di dedicarle un’arepa, <strong>con straccetti di pollo sminuzzato, avocado e maionese </strong>(o burrata, come nella versione di Maria), chiamata <em>reina</em>, cioè regina e <em>pepiada</em>, aggettivo che invece si usa per indicare le ragazze formose. Questa arepa è diventata talmente importante che il cantante Álvaro Díaz le dedicò una canzone intitolata proprio “<em>Reina Pepiada</em>”.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Arepa</em> <em>Ilanero</em></li>
</ul>



<p>È l’arepa che si mangia tutti i giorni nelle case e prende il nome da un <strong>formaggio molto diffuso in Venezuela</strong>, l’<em>Ilanero</em> appunto, che si mette dentro al panino, di solito da solo. In Italia potete sostituirlo con il quartirolo o con la ricotta salata, continua Maria. Poi, volendo, a questa arepa si può aggiungere il burro (che i venezuelani comunque mettono spesso nelle arepas) o anche il prosciutto cotto diventando subito l’arepa più amata dai bambini!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Arepa</em> con fagioli neri</li>
</ul>



<p>Un’altra delle versioni più diffuse, è l’arepa <strong>con il formaggio, sempre l’<em>Ilanero</em>, e l’aggiunta dei fagioli neri</strong>, che sono molto utilizzati nella cucina sudamericana, di solito in abbinamento al riso. Infatti sono loro i protagonisti del piatto nazionale venezuelano che può diventare anche… Un’arepa!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Pabellòn Criolla</em></li>
</ul>



<p>Il <em>Pabellòn Criollo </em>è il piatto nazionale venezuelano ed è a base di <strong>riso, platano fritto, carne di manzo sfilacciata e fagioli neri</strong>. Ovviamente non potevano che onorarlo mettendo tutti questi ingredienti in un’arepa, ma solo per gli stomachi più resistenti!</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Arepa <em>Pelua</em></li>
</ul>



<p>Prende il nome da <em>pelo</em>, cioè capello perché <strong>la carne di manzo viene sminuzzata molto fine come appunto dei capelli e cotta in un soffritto di peperoni, cipolla, aglio, coriandolo e cumino</strong>. Per terminare l’arepa, alla fine viene aggiunto anche del cheddar grattugiato.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Arepa Chicharron</em></li>
</ul>



<p>Famosa e diffusa soprattutto nelle pianure, si prepara con <strong>carne di maiale e guasacaca, una salsa molto diffusa nella cucina venezuelana a base di avocado, peperoni verdi, cipolla, aglio, olio, aceto, coriandolo, prezzemolo e paprika</strong>.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Arepa de Cazon</em></li>
</ul>



<p>Non poteva mancare un’arepa di pesce, perché non dimentichiamo che il Venezuela si affaccia anche sul mare ed è proprio qui, sulle sue coste, che troviamo l’<em>arepa de cazon </em>consumata quasi da tutti per colazione. Il <strong>cazon è una sorta di “piccolo squalo”</strong>, simile al pesce palombo, che si cuoce con un soffritto di peperoni dolci, aglio e cipolla; oltre all’arepa, con questo si fa anche l’empanada, che a differenza di quella argentina, si prepara con farina di mais. In ogni caso, il <strong>cazon si trova spesso nella cucina di mare venezuelana</strong>, poiché si tratta di una pesca tradizionale che si fa da anni. In Italia, in mancanza di questo pesce, potete usare anche l’orata o il branzino.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Arepa de Perico</em></li>
</ul>



<p><strong>Uova strapazzate con pomodoro e cipolla</strong>, questa arepa deve il suo nome ai suoi colori, che ricordano quelli del pappagallo, <em>perico</em> appunto. E in aggiunta, come sempre, un po’ di coriandolo.  </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Arepa Caprese</li>
</ul>



<p>Maria ci teneva a creare una sua arepa come omaggio al paese dove vive da anni: è l’<strong>arepa caprese, che viene preparata con un impasto di basilico, quindi verde, e poi condita con mozzarella, pomodoro e foglie di basilico.</strong> Un’esplosione di freschezza perfetta per l’estate!   </p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Arepita dolce</li>
</ul>



<ol class="wp-block-list"></ol>



<p>Potrebbe mai mancare un’arepa dolce? All’impasto classico viene aggiunto il <strong><em>pabellón</em>, uno sciroppo di zucchero non processato e semi di anice</strong>, per una delle arepas più amate che ci sia. In Italia potete usare lo zucchero muscovado.</p>



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<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" data-id="10178" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10178" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-2048x1365.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00372-scaled.jpg 2560w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" data-id="10177" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10177" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-2048x1365.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00366-scaled.jpg 2560w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" data-id="10176" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10176" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-2048x1365.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/10/A9I00321-scaled.jpg 2560w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>
</figure>



<p>Consiglio finale: provate a riempire le vostre arepas con gli ingredienti che preferite e vedrete che sarà comunque un successo!</p>



<p class="has-text-align-center"><strong>Foto di Carlo Manzo</strong></p>
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		<item>
		<title>L’acqua potabile prima del rubinetto: una storia curiosa tutta da scoprire</title>
		<link>https://www.condiremag.it/storia-acqua-potabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Irene Foresti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Oct 2025 07:03:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante il famoso banchetto tenuto da Trimalcione, narrato da Petronio (I sec.), d’acqua nessuno ne offriva. Già, perché l’acqua divide gli uomini, [mentre] il vino li unisce, per dirla con&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante il famoso banchetto tenuto da Trimalcione, narrato da Petronio (I sec.), <em>d’acqua nessuno ne offriva</em>. Già, perché <strong><em>l’acqua divide gli uomini, </em>[mentre]<em> il vino li unisce</em>, per dirla con Libero Bovio</strong>.</p>



<p>In quanto elemento naturale irriproducibile artificialmente, dell’acqua c’è poco da parlare in termini di origini, tant’è che in molte culture, per la sua rilevanza nello sviluppo e mantenimento di qualsiasi forma di vita, è entrata a far parte dei <strong>miti delle origini</strong>.</p>



<p>Presso alcune tribù sudamericane, per esempio, era viva la convinzione che gli antenati avessero tentato di donare il miele (per loro importantissimo) alle divinità per ottenerne in cambio proprio dell’acqua.</p>



<p>L’aspetto interessante, a differenza di altri elementi della nostra alimentazione, <strong>non è tanto cercarne traccia nelle fonti orali o nei ricettari</strong>, bensì capire <strong>come l’uomo si è ingegnato per trovarla</strong> (studiando le sorgenti da cui si abbeveravano gli animali), <strong>renderla disponibile e potabilizzarla</strong> (quando necessario).</p>



<p>La sua presenza è sempre stato il presupposto imprescindibile per <strong>fondare e mantenere dei nuclei umani e dare vita a paesi e città</strong>. Una su tutte: Roma.</p>



<p>Raramente pensiamo alla nostra capitale come città delle acque, ma sin dall’antichità era nota proprio per questo e per le qualità di ognuna di esse. Nel periodo ascrivibile al governo di Traiano (II sec.) si conoscevano le acque Marcia, Appia, Agnene, Tepula, Giulia, Virgo, Claudia e Alseatina, cui in seguito si aggiunsero l’<em>acqua delle api</em> (la cui sorgente venne scovata, nel 1637, nel giardino di una delle residenze della famiglia Barberini, caratterizzata da api nel proprio stemma) e l’acqua lancisiana (scoperta dal medico personale di Leone XIII nel XIX sec.).</p>



<p>Oggi, accanto alla figura del sommelier sta emergendo quella dell’<strong>assaggiatore di acque</strong>, che nella Roma antica avrebbe potuto sbizzarrirsi, soprattutto con quelle acidule e la più famosa fra di loro: l’<strong>acqua acetosa</strong>.</p>



<p>Già nota nel XVII sec. ed apprezzata a livello terapeutico (Papa Paolo V la utilizzava a tale scopo), sgorgava lungo il Tevere nella zona dell’attuale e noto Ponte Milvio (quello dei lucchetti). La sua fontana c’è ancora, ma non è più possibile attingevi poiché l’<strong>antica acqua acetosa non è più potabile dalla metà del secolo scorso</strong>.</p>



<p>Era un’acqua <strong>naturalmente frizzante</strong> che, in tempi ancora lontani dall’invenzione dell’idrolitina e dal periodo in cui i tedeschi cominciarono a vendere l’acqua di Selters (XVIII sec.), era molto gradita proprio per questa sua caratteristica.</p>



<p>Fino a tutto l’800, nel poderoso <strong>Tevere scorreva ancora acqua idonea al consumo umano</strong>, dunque non deve stupire la presenza di numerose sorgenti nei dintorni di Roma.</p>



<p>Tuttavia, poiché queste ultime non erano situate direttamente in città, con la crescita demografica emerse la <strong>necessità di portare fra le vie e le piazze una maggiore quantità di acqua</strong>, affinché la popolazione potesse attingervi; un servizio pubblico a tutti gli effetti.</p>



<p>La soluzione fu quella di <strong>progettare e costruire acquedotti</strong> (aerei ma soprattutto sotterranei). In entrambi i casi ed in assenza di metodi meccanici e dell’elettricità di cui disponiamo oggi, il loro principio di funzionamento era quello di incanalare l’acqua dalla sua sorgente in condutture poste in progressiva e leggera pendenza, fino a giungere alle tante fontane cittadine.</p>



<p>Di queste così dette <em>mostre d’acqua</em>, le più famose sono la <strong>fontana di Trevi</strong>, la Barcaccia di Piazza di Spagna e la fontana di Piazza Navona, ancora alimentate dall’acquedotto dell’acqua <em>virgo</em>, costruito da Agrippa e funzionante sin dal lontano 19 d.C.</p>



<p>La loro <strong>monumentalità e le loro decorazioni avevano proprio lo scopo di celebrare l’acqua </strong>che giungeva in città da luoghi remoti, un evento che a quei tempi meritava certo di essere notato e sottolineato.</p>



<p>Da qui l’acqua stessa poteva essere attinta e portata a casa con gli strumenti più disparati, con modalità simili un po’ in tutta Italia. In Calabria, per esempio, si usavano recipienti detti <em>quartara</em> (di grandi dimensioni) o <em>bumbula</em> o <em>gozza</em> (più piccoli), da portare rigorosamente sulla testa, per un migliore equilibrio e per prevenire sversamenti accidentali.</p>



<p>La maggior parte degli <strong>acquedotti attivi a Roma anticamente venne realizzata tra il 312 a.C. ed il 226 d.C.</strong> (per un totale di oltre 500km di percorso) e subì alterne vicende a causa delle <strong>scorrerie barbariche, le quali ne causarono parzialmente la rovina o il disuso e l’abbandono</strong>. A partire dal XV-XVI sec. vennero ripristinati o costruiti ex novo al fine di sopperire, ancora una volta, all’aumento demografico.</p>



<p>La così detta <strong>“acqua corrente” disponibile in casa</strong> era cosa rara e decisamente costosa, oltre che da autorizzarsi nientemeno che dall’imperatore stesso o da un suo magistrato.</p>



<p>Nelle <strong>domus romane era invalso l’uso di raccogliere l’acqua piovana</strong> nell’<em>impluvium</em>, situato in una stanza senza tetto né soffitto (l’<em>atrium</em>). In tal caso, a scopo precauzionale <strong>veniva comunque bollita per poi conservarla, dopo raffreddamento, in recipienti rivestiti di vimini </strong>(come gli odierni fiaschi, con funzione pari ad una impermeabilizzazione) o, in alcuni casi, allungata con vino (per un ulteriore intervento potabilizzante).</p>



<p>La realtà di Roma, o di altre città ad essa paragonabili, non era certo cosa comune altrove: dove non c’erano acquedotti o corsi d’acqua potabili, <strong>l’acqua doveva essere acquistata</strong>, non certo alle case dell’acqua come oggi, bensì dai numerosi venditori ambulanti.</p>



<p>A <strong>Napoli </strong>avremmo trovato il <strong>banditore della vulcanica e ferrosa acqua <em>zurfegna</em> o <em>suffregna</em></strong><em> </em>(attinta alla fonte di S. Lucia e servita tale e quale o diluita con spremute di agrumi), mentre a <strong>Milano l’<em>acquaroeu</em></strong>, noto anche come <em>quell de la consolina</em> (poiché spesso addizionava l’acqua stessa di miele e sciroppi vari per trasformarla in una sorta di bevanda “consolatoria”).</p>



<p>Per tornare a Roma, è importante sottolineare che anche qui circolavano venditori ambulanti di acqua. Si rivolgevano a coloro che, per vari motivi, non potevano recarsi alle fontane ed avevano una propria specializzazione: <strong>l’<em>acquacetosaro </em>vendeva acqua acetosa</strong> (soprattutto di mattina, poiché consumata a colazione), <strong>l’<em>acquarenaro</em> l’acqua del Tevere</strong> e <strong>l’<em>acquafrescaio</em> l’acqua fresca</strong> (conservata in ghiaccio e sale).</p>



<p>I clienti dovevano solo dotarsi di bicchieri o fiaschi o, in alternativa, potevano acquistare l’acqua in <em>cupelli</em>, piccoli recipienti che poi avrebbero potuto riutilizzare a casa.</p>



<p>L’attività di questi ambulanti ha avuto un certo rilievo in passato, al punto da portare alla fondazione della <strong>Confraternita dei Bacillari</strong>, rappresentata da un asino portatore di barili, immagine presente anche sulla pianeta del sacerdote incaricato delle celebrazioni corporative.</p>



<p><strong>L’acqua sgorgante dal rubinetto</strong> (il <em>vino del comune</em> di alcuni proverbi) è giunta in <strong>tempi molto recenti</strong>, dunque bisogna pensare che questi metodi di procacciamento e trattamento del bene idrico sono rimasti attivi anche in epoche successive a quelle che ho narrato.</p>



<p>È un cibo (un prodotto) a tutti gli effetti ed anch’essa ha una storia di tutto rispetto, spesso sottaciuta o sconosciuta o data per scontata, tutta da raccontare.</p>
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		<title>Professione &#8220;Cortador&#8221;: il taglio come vera arte</title>
		<link>https://www.condiremag.it/professione-cortador-il-taglio-come-vera-arte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lara Abrati]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Sep 2025 13:03:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura del cibo]]></category>
		<category><![CDATA[Dietro le quinte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non è una professione molto conosciuta nella nostra Penisola, ma basta buttare l&#8217;occhio oltre il confine e arrivare in Spagna, in particoalare nella zona sud della penisola iberica, per percepire&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Non è una professione molto conosciuta nella nostra Penisola, ma basta buttare l&#8217;occhio oltre il confine e arrivare in Spagna, in particoalare nella zona sud della penisola iberica, per percepire subito come <strong>l&#8217;arte del taglio del prosciutti </strong>sia una cosa seria e diffusa. L&#8217;arte del taglio in Spagna è molto valorizzata; esistono infatti delle vere e proprie <strong>scuole dove imparare tutti i segreti</strong> e avere la possibilità di intraprendere un percorso che certifica i vari livelli raggiunti, partendo dalla conoscenza del mondo dei prosciutti iberici, fino al loro taglio e al loro impiattamento. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10090" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-2048x1366.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1431.jpg 2500w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p>Ovvio che si può tagliare qualsiasi prosciutto o salume a mano, anche cotto: basta aver la giusta morsa e saper padroneggiare la giusta tecnica. Ma gli appassionati del genere hanno ben chiaro la &#8220;scuola&#8221; da seguire e ognuno di loro porta avanti tecnica e arte con religioso rispetto.</p>



<p>Molti non lo sapranno, ma anche <strong>Bergamo ha il suo </strong><em><strong>cortador</strong>:</em> si chiama <strong>Cristiano Baroni</strong>, classe 1994, con una <strong>vera passione per l&#8217;arte del taglio</strong> iniziata un po&#8217; per caso &#8220;nel 2023, quando grazie a Esplorando, un&#8217;azienda che si occupa di selezionare diversi prodotti gastronomici spagnoli di alta qualità, mi è stato proposto di recarmi a Siviglia e partecipare ad un corso di 1° livello in una nota accademia di taglio&#8221;, racconta Cristiano. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1160" height="773" src="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-1160x773.jpg" alt="" class="wp-image-10093" srcset="https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-1160x773.jpg 1160w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-800x533.jpg 800w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-1536x1024.jpg 1536w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-2048x1366.jpg 2048w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-120x80.jpg 120w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-90x60.jpg 90w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-320x213.jpg 320w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-560x373.jpg 560w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467-1920x1280.jpg 1920w, https://www.condiremag.it/wp-content/uploads/2025/09/matteozanardi_C_025_1467.jpg 2500w" sizes="auto, (max-width: 1160px) 100vw, 1160px" /></figure>



<p>Detto, fatto: dopo la formazione e alcuni appuntamenti per conoscere meglio il prosciutto iberico, è tornato in Italia e, a seguire, sono stati molti gli eventi che l&#8217;hanno visto protagonista in qualità di <em>cortador</em> e in cui ha potuto <strong>fare pratica e affinare la tecnica</strong>. In Spagna il taglio del prosciutto a mano avviene partendo dalla parte lontana, tagliando in direzione del proprio corpo, mantenendo la coscia in posizione orizzontale. </p>



<p>In Andalusia è una <strong>vera e propria usanza</strong> <strong>comune</strong>, tanto che molti sono coloro che tengono il prosciutto intero in casa o, in occasione di eventi o ricorrenze, chiamano un &#8220;tagliatore&#8221; professionista. </p>



<p><strong>Il prosciutto iberico e le sue etichette: come riconoscerlo</strong></p>



<p>Non tutto è oro ciò che luccica. Per la stessa regola, <strong>non tutto è Pata negra il prosciutto iberico</strong>. Per facilitare i consumatori nella scelta, gli spagnoli si sono inventati un <strong>sistema di etichettatura</strong> semplicissimo che si basa sull&#8217;<strong>utilizzo dei colori</strong>: bianco, verde, rosso e nero. Si tratta di prosciutti iberici, ma prodotti da animali di razza mista o pura e che son stati allevati in modo estensivo, misto o intensivo. Un sistema molto diverso da quello italiano; in Spagna ciò che valorizza e differenzia il prodotto è l&#8217;animale, dalla razza a ciò che ha mangiato. In Italia, nonostante vi siano numerose attenzioni alle carni da lavorare, si punta molto di più sull&#8217;arte salumiera e sulla sua trasformazione in salume. </p>



<p>Il sistema spagnolo cerca di valorizzare la purezza della razza e l&#8217;allevamento allo stato brado dei suini, con l&#8217;alimentazione che ne deriva. </p>



<p>Ecco spiegato il sistema di classificazione.</p>



<p><strong>ETICHETTA BIANCA</strong>: <strong><em>Ibèrico cebo.</em></strong> Si tratta di un suino di razza iberica al 50 o 75% (il restatante è di razza Duroc), allevato in modo intensivo cibandosi di mangimi (cebo significa questo).</p>



<p><strong>ETICHETTA VERDE:</strong> <strong><em>Ibèrico cebo de campo</em></strong>. Si tratta di un suino di razza iberica al 50 o 75% (il restatante è di razza Duroc), allevato in modo semi-intensivo cibandosi di mangimi, ma anche di foraggi e cibo che trova in natura.</p>



<p><strong>ETICHETTA ROSSA:</strong> <em><strong>Bellota ibèrico. </strong></em>Si tratta di un suino di razza iberica al 50 o 75% (il restatante è di razza Duroc), allevato allo stato brado, cibandosi solo di ghiande (Bellota)</p>



<p><strong>ETICHETTA NERA:</strong> <strong><em>Bellota 100% Ibèrico</em></strong>. Ovvero il Pata Negra, proveniente da suini iberici puri, che hanno vissuto allo stato brado cibandosi di ghiande (bellota in spagnolo significa ghianda). </p>



<p>Quello dei salumi iberici è un mondo per cui in Italia si fa spesso confusione, pensando che tutto sia Pata Negra e, come spesso accade, facendo di tutta un&#8217;erba un fascio. Questi sono invece prosciutti con caratteristiche e costi molto diversi tra loro: prodotti da scoprire, da capire e da gustare. In compagnia di un <strong><em>cortador</em></strong> capace, ancora meglio. E ne abbiamo uno tutto bergamasco!</p>



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<p class="has-text-align-center"><strong>Foto di Matteo Zanardi</strong></p>



<p class="has-text-align-center"><em>Articolo in partnership con Selezione Baroni</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.condiremag.it/professione-cortador-il-taglio-come-vera-arte/">Professione &#8220;Cortador&#8221;: il taglio come vera arte</a> proviene da <a href="https://www.condiremag.it">Con-dire Magazine</a>.</p>
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