Sylvie Spielmann è una delle più autentiche viticoltrici alsaziane. Un territorio in cui il concetto di terroir si può toccare con mano. Abbiamo avuto l’onore di averla a Bergamo, ospite di O.M.B.R.A., il locale di via Broseta che dedica grande attenzione al mondo dei vini artigianali, grazie alla selezione curata da Tommaso Tresoldi e Clara Chiappani.



Il Domaine di Sylvie si trova nel piccolo villaggio di Bergheim, lungo la celebre Route des Vins. I suoi vini raccontano una delle caratteristiche più affascinanti della regione: la straordinaria varietà dei suoli, in particolare della presenza del gesso. In pochi chilometri si susseguono graniti, calcari, marne, arenarie e terreni gessosi, una ricchezza geologica che ha reso l’Alsazia una delle più importanti terre di vini di terroir d’Europa.
È proprio qui che nasce il legame tra Sylvie Spielmann e il Grand Cru Kanzlerberg, il più piccolo Grand Cru alsaziano. Un terreno raro, caratterizzato da marne gessose che conferiscono ai vini una personalità distintiva, fatta di tensione, profondità e capacità di evolvere nel tempo.
Ma ridurre il lavoro di Sylvie Spielmann alla sola geologia sarebbe limitante. Il suo percorso racconta una scelta precisa: mettere il vigneto al centro. Dopo esperienze formative lontano dall’Alsazia, la produttrice ha deciso di costruire un modello agricolo fondato sul rispetto degli equilibri naturali, adottando prima la viticoltura biologica e successivamente quella biodinamica.
Per Sylvie il vino non nasce in cantina, ma prende forma molto prima, tra le vigne. È qui che si sviluppa quel dialogo continuo tra pianta, suolo e clima che rende ogni annata diversa dalla precedente. Un approccio che privilegia l’osservazione rispetto all’intervento e punta a preservare il carattere del terroir.
L’Alsazia, del resto, è una regione che invita a questo tipo di lettura. Grazie alla protezione dei monti Vosgi, il clima è tra i più asciutti di Francia e permette maturazioni lente e complete delle uve. Riesling, Sylvaner e Pinot Gris diventano così strumenti attraverso cui il territorio trova espressione.
Nei vini di Sylvie Spielmann questa ricerca emerge con particolare chiarezza. Il Riesling racconta la precisione e la verticalità del terroir, mentre il Sylvaner, vitigno spesso sottovalutato, trova qui una delle sue interpretazioni più interessanti, capace di coniugare freschezza, finezza e vocazione gastronomica.




È proprio il rapporto con il cibo a rappresentare uno degli aspetti più interessanti della filosofia della produttrice. I suoi vini non cercano l’effetto immediato, ma la capacità di accompagnare la tavola e dialogare con le preparazioni. Una visione profondamente europea, che considera il vino parte integrante dell’esperienza gastronomica.
L’incontro con Sylvie Spielmann è stato anche l’occasione per comprendere come dietro ogni grande vino ci siano scelte precise, osservazione, dedizione e una profonda conoscenza del proprio territorio.
Un lavoro paziente e coerente che, nel suo caso, continua a raccontare una delle anime più autentiche dell’Alsazia.